La prima metà del Novecento fu segnata dalla devastazione della Seconda Guerra Mondiale. La distruzione di interi paesi, l’uso delle armi atomiche e, soprattutto, la Shoah e i campi di sterminio dimostrarono fino a che punto potesse giungere l’umanità.

Nel 1945, le nazioni vincitrici si riunirono a San Francisco per fondare l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Lo scopo primario della nuova organizzazione fu espresso nel primo articolo dello Statuto: “Salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo.

1948:

Il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU istituì la Commissione per i Diritti Umani. La presidenza fu affidata a Eleanor Roosevelt, vedova del Presidente Franklin D. Roosevelt.

Il comitato di redazione incluse giuristi, diplomatici e filosofi di culture e Paesi differenti. L’obiettivo era creare un documento unico e universale che potesse essere condiviso e approvato da nazioni con tradizioni del tutto diverse.

Dopo quasi due anni, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita al Palais de Chaillot a Parigi, approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (UDHR) con 48 voti favorevoli, 0 contrari e 10 astenuti.

A differenza dei precedenti statuti, che si concentravano sul singolo individuo o su categorie lavorative, questi diritti tutelano la collettività e richiedono la cooperazione internazionale. Essi includono:

  • Il diritto alla pace e alla sicurezza globale.
  • Il diritto all’autodeterminazione dei popoli.
  • Il diritto a uno sviluppo economico ed ecologico sostenibile.
  • Il diritto a vivere in un ambiente naturale sano e protetto.